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Ciò che ti divora

La verità ti fa male, lo so: Caterina Caselli lo cantava già in una canzone memorabile e (forse) leggera, ma il grande François Truffaut diceva che le canzonette più sono sciocche e più dicono il vero. In questo caso, il vero è proprio questo: la verità può fare molto male. Scontrarsi con una rivelazione o prendere atto di qualcosa che non si vuole vedere o sapere è spesso un atto necessario ma doloroso. I film del nostro nuovo ciclo, con toni e temi diversi, affrontano tutti il confronto con una scomoda verità.
Per la scrittrice americana Beth, la scoperta di un'innocente bugia da parte del marito manderà in crisi il suo intero matrimonio nella commedia sofisticata à la Woody Allen A dire il vero, mentre la professoressa tedesca Carla, nel cercare di fare luce attorno a una serie di furti nel suo liceo in La sala professori, capirà che è talvolta difficile delimitare una sola verità e perderà così il controllo della situazione, che si fa incendiaria fino a scuotere tutta la comunità scolastica. Perché cercare la verità può essere pericoloso, e richiede spesso un prezzo da pagare.
Lo sa bene Narvel, Il maestro giardiniere con un passato oscuro che lo tormenta, finché non arriva la resa dei conti: il tempo svela sempre il vero, anche quando è un abisso. E quale maggiore abisso dell'Olocausto? In uno dei film più potenti, disturbanti e necessari mai apparsi sullo schermo del LunEssai, Jonathan Glazer ci porta nella Zona di interesse, ad Auschwitz, dentro la confortevole casa e il lussureggiante giardino della famiglia di Rudolf Höss, comandante del campo: picnic, gite in barca, compleanni, lezioni di pianoforte. Ma al di là del muro di cinta sta la tremenda verità: sempre invisibile eppure sempre presente, nei dettagli, nei rumori, negli indizi. Celata, ma inevitabile.
Ed è un paradosso solo apparente che un film che non ce lo mostra mai apertamente ci costringa a guardare ad occhi sbarrati dritto dentro quell'abisso con la sua terribile verità, quella di cui Imre Kertész (scrittore sopravvissuto alla Shoah e Premio Nobel 2002) ha saputo dare nel suo capolavoro Kaddish per il bambino non nato la più folgorante delle definizioni: "la verità è ciò che ti divora".

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